Orrori nell’armadio

I vestiti contengono sostanze tossiche nocive.
Lo rilevano le analisi chimiche effettuate su decine di capi d’abbigliamento anche dei più famosi brand mondiali da Greenpeace “Toxic threads – The fashion big stitch-up”
Benetton, Zara, C&A, Diesel; e ancora Esprit, Gap, Armani, H&M, Calvin Klein: sono solo alcuni dei venti marchi presi in esame.
Sostanze chimiche pericolose sono state trovate anche in vestiti e calzature per bambini: Disney, Burberry e Adidas sono alcuni dei marchi dove sono state riscontrate sostanze tossiche.
Nonostante la pressione e la richiesta di trasparenza da parte dei genitori, la Cina rimane la maggiore produttrice tessile di capi inquinati.
Si tratta di sostanze che una volta rilasciate nell’ambiente, possono avere effetti dannosi sul sistema immunitario, ormonale e addirittura riproduttivo.
Ogni indumento può contenere tracce di residui tossici (coloranti allergenici, ma anche materiali pesanti come cromo, nichel arsenico, piombo, mercurio) immessi durante la lavorazione (tintura, fissaggio, anti-piega, anti-muffa e altro ancora).
Anche se l’utilizzo di molte di queste sostanze dannose è stato vietato dalle normative europee, bisogna comunque prestare attenzione in quanto talvolta sono ammesse nei luoghi di produzione.
Alcune miscele tossiche, inoltre, si legano poco stabilmente con le fibre sintetiche e vengono invece facilmente assorbite dalla cute, inalate o ingerite.
Diffusissime le dermatiti, allergie e irritazioni provocate da tessuti sintetici, bottoni, cinture e chi più ne ha più ne metta.
Bisognerebbe dunque scegliere sempre cotone e fibre naturali che lascino traspirare la pelle e che non contengano additivi.
Il rischio maggiore, lo si corre quando si indossa biancheria intima sintetica poiché l’eccessivo accumulo di umidità, può favorire la crescita di germi coma la Candida o batteri come la Gardnerella con conseguente prurito intenso e irritazione.
La buona notizia è che molte aziende hanno reso pubblico il loro impegno eliminando le sostanze chimiche più pericolose e assicurando massima trasparenza sulle etichette dei prodotti.