Processo di Quirra: la Sardegna vuole costituirsi parte civile

Il diritto di integrità e salubrità ambientale secondo gli art. 2, 3, 9 e 32 della Costituzione spetta anche alle Regioni. Così l’avvocato della Regione Sardegna, che intende costituirsi parte civile per i danni ambientali al processo sui cosiddetti “veleni di Quirra”, ha replicato al difensore degli otto generali e colonnelli alla sbarra, secondo cui questo diritto spetta solo al Ministero all’Ambiente. Quirra si trova in un minuscolo lembo di terra a nord-est di Cagliari. Con i suoi 120 chilometri quadrati di estensione è la più importante base europea per lasperimentazione di nuove armi, missili, razzi e radiobersagli, nonché luogo in cui avviene l’addestramento di alcuni apparati delle forze armate: esercito, aeronautica e marina militare. Dal 1956, proprio qui, nel cuore della Sardegna, l’esercito italiano insieme a svariate aziende private collauda mezzi bellici da esportare nelle diverse guerre nel mondo. Nel gennaio del 2011, il pm Domenico Fiordalisi (ora capo della Procura di Tempio) apre un’inchiesta sui ripetuti e insoliti casi di linfomi, leucemie e altre patologie tumorali tra i militari, i lavoratori civili della base, i pastori che possedevano allevamenti nell’area del poligono e gli abitanti dei centri vicini. Le indagini hanno portato anche alla luce svariati casi di bestiame nato con mostruose malformazioni, nonché la terribile scoperta che il poligono è stato, per anni, utilizzato come una vera e propria discarica di materiale militare, contenente con tutta probabilità, uranio impoverito; il tutto sepolto sotto una superficie apparentemente incontaminata o in fondo al mare. Ed è proprio nelle viscere di questa terra malata, che si trovano “gli inghiottitoi”, 11 chilometri di gallerie naturali che si estendono proprio sotto la base militare e che, secondo il geologo Francesco Lai, potrebbero contenere accumuli di sostanze nocive per la salute. Al già citato uranio impoverito, si aggiunge il torio radioattivo, che a seguito delle indagini, è stato ritrovato nel miele, nel formaggio, ma soprattutto  nelle ossa di alcuni pastori deceduti che avevano accesso all’interno del poligono. “Il diritto alla salute è di tutti”, hanno replicato i legali che difendono le vittime, ritenendo legittime le richieste presentate da alcuni di loro “purché abbiano subito un danno diretto ed immediato dal poligono”, hanno sottolineato. Non possono essere ammessi, invece, i cittadini sani dei paesi vicini al poligono e le associazioni ambientaliste o antimilitariste, perché non legittimati ad agire o perché si sono costituite in epoche successive ai fatti o ancora perché si presentano sugli stessi presupposti già respinti dal Gup. Il giudice monocratico scioglierà la riserva sulle parti da ammettere al dibattimento nella prossima udienza, fissata per il 18 dicembre.